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Appalti pubblici: micro e piccole imprese ancora penalizzate da burocrazia e gare poco accessibili

Associazioni artigiane: “Persistono forti ostacoli per micro e piccole imprese. Possono partecipare solo al 17% delle gare e ne vincono appena il 5%”

Il sistema degli appalti pubblici continua a non rispondere alle caratteristiche delle micro e piccole imprese. Pur costituendo oltre il 96% del tessuto produttivo nazionale, queste realtà hanno accesso potenziale a circa il 17% del mercato e riescono ad aggiudicarsi soltanto il 5% delle gare. È quanto emerso dall’audizione di CNA e Confartigianato presso la Commissione parlamentare per la semplificazione.

Secondo le associazioni, questo squilibrio è determinato da una serie di barriere che incidono in modo particolarmente gravoso sulle imprese di minori dimensioni: bandi caratterizzati da un’elevata complessità documentale, clausole contrattuali di difficile interpretazione, un eccesso di formalismi giuridici, pratiche amministrative frammentate e processi di digitalizzazione che, in molti casi, finiscono per aumentare invece che ridurre gli adempimenti burocratici. In numerose procedure di gara, inoltre, gli allegati superano abbondantemente il centinaio, rendendo complicata l’individuazione di obblighi, rischi e condizioni economiche.

Anche il principio del risultato previsto dal nuovo Codice dei contratti pubblici rischia di perdere efficacia se applicato esclusivamente come strumento di velocizzazione delle procedure. L’assenza di chiarezza e di criteri proporzionati compromette la qualità della concorrenza e la sostenibilità dei contratti, scoraggiando la partecipazione delle micro e piccole imprese. Meno del 30% dei bandi, infatti, contiene un elenco puntuale delle fonti normative e documentali di riferimento. Le criticità proseguono anche dopo l’affidamento: soltanto una minoranza delle stazioni appaltanti assicura un accesso completo alle informazioni di gara e il 40% non rende pubblici i dati relativi all’aggiudicazione.

Un ulteriore elemento di forte criticità riguarda la limitata suddivisione degli appalti in lotti funzionali. Solo il 10% dei bandi prevede il frazionamento, spesso senza una motivazione adeguata. Il ricorso al lotto unico favorisce operatori di grandi dimensioni, penalizzando imprese locali qualificate e riducendo pluralismo e concorrenza.

Per CNA e Confartigianato è quindi indispensabile indirizzare le politiche di semplificazione verso una trasparenza reale e sostanziale: documentazione di gara più comprensibile e sintetica, interoperabilità effettiva delle piattaforme digitali nel rispetto del principio del “once only”, uniformità delle prassi amministrative e suddivisione degli appalti in lotti come criterio ordinario. Solo in questo modo il principio di risultato potrà tradursi in un maggiore accesso al mercato, in una concorrenza più equa e in una migliore qualità dell’azione amministrativa, con benefici per l’intero sistema economico.

Le due associazioni hanno infine richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare trasparenza e chiarezza anche nei rapporti contrattuali del mercato dell’energia. In particolare, è stato evidenziato come la struttura complessa delle bollette e la scarsa distinzione tra “costo della materia prima” e “oneri di sistema” rendano difficile una reale comparazione delle offerte. Inoltre, ARERA non ha esteso alle microimprese le stesse tutele e semplificazioni linguistiche previste per i consumatori domestici.

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