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TARI da cambiare: esenzioni mancanti e tariffe ancora alte

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Tariffazione TARI da cambiare ed esenzioni rimaste inapplicate

Chi più produce rifiuti assimilati agli urbani, più deve pagare

Bene le riduzioni ma sono ancora molto distanti dal rialzo choc del 2015

E’ proprio la struttura della TARI che deve essere cambiata per far sì che paghi di più chi produce più rifiuti assimilati agli urbani: CNA, dati alla mano presi dalle fatture delle imprese, evidenzia che il livello della Tari è ancora tra i più alti in Toscana e in tutta Italia, e che con le riduzioni annunciate dal sindaco Nogarin a Livorno si è ancora ben lontani dall’aver recuperato il rialzo choc del 2015.

In questa tabella i costi a metro quadro per 25 tipologie di attività, nell’arco degli ultimi 5 anni.

“Due elementi sono però i più importanti in assoluto – sostiene il direttore Marco Valtriani – ed occorre spiegarli bene perché le vere riduzioni per le imprese sarebbero:

a) l’esclusione totale dalla tassazione delle aree delle aziende in cui si producono rifiuti NON assimilati agli urbani perché le imprese per quei rifiuti pagano già gli smaltitori autorizzati: tale esenzione è in parte già prevista dal regolamento comunale ma nella realtà è disatteso;

b) il necessario passaggio dal concetto di pagamento a metro quadro, al pagamento per la quantità di rifiuti assimilabili agli urbani che realmente le imprese conferiscono ad Aamps.

Cogliamo però con piacere la disponibilità al confronto specifico sulla tari offertaci in occasione della presentazione del bilancio 2018 dall’assessore Valentina Montanelli, per il quale insieme alle altre associazioni abbiamo già inviato formale richiesta”.

Dati

E’ il vicedirettore Dario Talini invece ad entrare nel merito dei numeri. Egli evidenzia che “dati alla mano, facendo un confronto di cosa è accaduto negli ultimi 5 anni, e quindi paragonando la Tari 2018 con la Tari 2014 (comunque già alta), anno precedente al forte aumento delle tariffe, la stragrande maggioranza delle attività continuerà a registrare nelle fatture un segno più andando dal +14,29% del settore autoriparazione, al + 10,47% di ortofrutta e pizza al taglio, al + 9,33% di panifici, torrefazioni e produzioni alimentari, al +8,59 di idraulici, fabbri, elettricisti ed edili. Poi ci sono anche i segni meno come le falegnamerie -0,51%, o i vetrai -12,91%, ma a tal proposito c’è un dato da evidenziare: nel comune di Livorno le falegnamerie sono 61 ed i vetrai 11, mentre ad esempio il solo settore autoriparazione conta 331 imprese e via via gli altri.

La stampa – conclude Talini – ci è testimone del fatto che Cna, sulla questione gestione e tariffazione dei rifiuti, ha avanzato le solite argomentazioni e critiche alla precedente amministrazione. Ora come allora ribadiamo che il principio determinante della normativa che deve ripercuotersi sulle tariffe deve essere che chi maggiormente produce rifiuti assimilati agli urbani maggiormente paga; e ciò anche nel rapporto fra domestico e non domestico”.
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