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Porto: il grido d’allarme degli autotrasportatori livornesi

Il grido d’allarme del mondo del trasporto operante nel porto di Livorno

 

Riunitesi su istanza di Massimo Angioli, rappresentante in seno alla Commissione Consultiva dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale nominato dall’Albo Centrale dell’Autotrasporto (ed espressione di Cna Fita), alcune tra le maggiori imprese del settore trasporti operanti nel porto di Livorno pongono all’attenzione della Commissione stessa e del Tavolo per la Crisi Portuale del Comune di Livorno, la difficile situazione che stanno affrontando a causa del calo dei traffici dovuto all’emergenza Covid 19.

Come noto le due grandi direttrici di traffico per lo scalo labronico sono rappresentate dall’import dall’Estremo Oriente e dall’export verso gli Stati Uniti, mercati che hanno subito un drastico calo nei volumi. Ciò ha costretto tutte le imprese a ricorrere ove possibile (impiegati) allo smart working ed agli ammortizzatori sociali per lo più con sistemi di turnazione del personale operativo, ma l’esaurimento di tale misura incombe drammaticamente sul futuro dell’occupazione.

L’emergenza Covid 19 ha infatti acuito una situazione di calo già presente, aggravandola con l’introduzione delle necessarie quanto impattanti misure di prevenzione del contagio all’ingresso della cinta portuale e durante le operazioni di lavoro.

Il trasporto e la logistica nel suo complesso, sono l’anello primario ed essenziale delle dinamiche portuali: sono loro a muovere la merce in entrata ed uscita dal porto.

Il rapporto fra gli addetti diretti operanti all’interno del porto e quelli dell’indotto della logistica è, approssimando per difetto, di 1 a 5: si stimano infatti circa 3.000 lavoratori  dell’indotto impegnati nella movimentazione delle merci a tutti i livelli del processo di spedizione. Questo fa sì che la crisi all’esterno del porto si amplifichi ancora di più, senza che purtroppo al momento nessuno abbia avuto coraggio di affermarlo e sia intervenuto in modo specifico su un settore che, al contrario, viene addirittura spesso escluso dall’accesso a finanziamenti e contributi.

Per questo, ritrovando unitarietà, pur nell’appartenenza ad associazioni di rappresentanza diverse, le aziende riunitesi chiedono di non essere più emarginate nelle scelte presenti e future riguardanti la portualità.

Lo scalo labronico deve ritrovare competitività ed attrattività investendo sulle strutture e sui servizi, intervenendo sui punti di debolezza del processo produttivo.

Le aziende del settore trasporto chiedono al mondo portuale ed alle Istituzioni uno sforzo unitario affinchè si acceleri il più possibile in quei progetti strutturali in grado di portare nuovi traffici come la realizzazione del “micro tunnel” e della “Darsena Europa”: lo spostamento altrove dei traffici è il pericolo più grande del nostro porto.

Servono interventi sulla viabilità di accesso ai varchi, servono snellimenti nelle procedure doganali e nelle pratiche dovute al Covid 19, serve maggiore tutela per le aziende dell’indotto e soluzioni che traguardino la durata della cassa integrazione.

Non è da dimenticare inoltre la gravissima situazione in cui versano le aziende del trasporto persone la cui attività è legata essenzialmente al crocierismo, con previsioni di ripresa del lavoro solo ad aprile del 2021. Tali aziende hanno avuto un crollo dei fatturati del 90% circa.

Confidando che questo grido d’allarme lanciato dal mondo del trasporto operante a Livorno non resti inascoltato, le imprese chiedono che la Commissione dell’Adsp ed il Tavolo del Comune affrontino le tematiche esposte e diano al settore il peso che merita nelle scelte.

 

Aziende firmatarie: Santucci Gruppo S, Autamarocchi, Gruppo Spinelli, Container Fidenza Consorzio, Compagnia Trasporti Integrati, Legacooperative

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